MERCATO CENTRALE DI SAN LORENZO E DISABILITÀ. UNA TRISTE STORIA DI “ACCESSIBILITÀ ALLA FIORENTINA”

MERCATO CENTRALE DI SAN LORENZO E DISABILITÀ. UNA TRISTE STORIA DI “ACCESSIBILITÀ ALLA FIORENTINA”

Foto di copertina © Emanuele Baciocchi

La storia che segue è il resoconto puntuale di una visita fatta al Mercato coperto di San Lorenzo di Firenze nell’agosto 2018, quando decisi di portarci a pranzo mia madre, 79 anni e disabile al 100%, che non lo aveva ancora visto dopo la ristrutturazione completata nel 2014 e l’apertura del Mercato Centrale  al primo piano [1]. Lo scrivo al presente, perché da allora il ritorno d’immagine che se ne ricava è lo stesso.

Giunti in auto nel parcheggio sotterraneo cerchiamo di capire da che parte dirigerci per trovare il settore dei posti riservati ai disabili.

Dopo il bivio all’ingresso non vi è, infatti, alcuna indicazione che aiuti a raggiungerli. All’interno del parcheggio le indicazioni più evidenti sono quelle dipinte di nero con gli stencil sui pilastri. Catturano l’attenzione ma è inutile cercare tra quelle un aiuto: le icone con la carrozzina puntano all’ingresso del parcheggio!  Proseguiamo fiduciosi e finalmente i posti per disabili si appalesano.

Una volta scesi dall’auto dobbiamo capire come salire ai piani superiori. Ci sarà un ascensore? Uno scivolo? Un montascale?

Dopo aver zigzagato a lungo tra le auto in sosta con mia madre e chiesto aiuto ad altri visitatori siamo fortunosamente riusciti a trovare l’ascensore. E’ nascosto dietro un angolo e oltre una porta; proprio lì vicino, ecco due minuscoli cartelli, che ormai non ci servono più.

Le sorprese non sono però finite. L’ascensore dal parcheggio sotterraneo porta solo al piano terra del mercato. A segnalare il ‘bug’ non è però un bel ‘banner’ prodotto professionalmente da qualche ‘graphic designer’ di una ‘startup’ locale. Piuttosto, una ben più schietta installazione di nastro adesivo che copre il pulsante corrispondente al primo piano e il bonus di una esclamazione inequivocabilmente fiorentina che almeno ci strappa un sorriso.

 

Usciamo dall’ascensore al piano terra con il fermo obiettivo di raggiungere il primo piano.

Guido mia madre sulla sua sedia a rotelle tra avventori e banchi, guardando alle pareti e sulle colonne per cercare indicazioni. Nulla. Arrivati al centro ipotizzo che intorno alle due rampe di scale possa esserci la soluzione. Nulla. Nessuna indicazione per salire e neanche per tornare al parcheggio.

Non resta che chiedere in giro. Scateniamo così un’animata discussione tra due negozianti. Uno cerca di rimandarci verso l’ascensore da cui eravamo saliti. L’altro parla genericamente di un ascensore all’esterno ma non sa dove sia. Per fortuna, una gentilissima signora, imprecando contro la cialtroneria informativa evidentemente ben nota, decide di accompagnarci all’ascensore esterno raccontandoci di aver più volte segnalato la questione alla direzione del Mercato. Giunti alla fine all’ascensore esterno dopo aver percorso una pedana scivolo di qualche metro premiamo ‘1’ e, finalmente, saliamo.

La porta si apre in un angolo del piano. Anche qui il vano ascensore è nascosto alla vista. Mi appunto mentalmente i riferimenti per ritrovarlo e proseguiamo. Ecco che, entrando nell’open space, troviamo l’ineffabile ‘INFO POINT.

Come si dice a Firenze “a babbo morto”, quando ormai non serve più.

Fermi tutti e ricapitoliamo: vengo con una persona in sedia a rotelle con tutti i problemi collegati di scarsa autonomia e dolore che rendono importante giungere rapidamente e comodamente a destinazione. E cosa scopro? Che per visitare la struttura devo prima indovinare dove sia il servizio per uscire dal parcheggio, trovato questo scopro che mi porta solo al piano terra e che da lì devo andare a cercarmi col lanternino il modo di salire al primo piano…?!?!

Sicuramente sono io che non capisco…

Incredulo, dopo qualche giorno sono tornato a fare una verifica sperando di essermi sbagliato, o di aver avuto una percezione alterata dallo sconforto per la fatica imposta a mia madre. Mi son quindi recato al primo piano ed ho chiesto alle due cordiali ragazze del desk se per una persona con difficoltà motorie vi fosse un modo di salire lì direttamente dal parcheggio a l primo piano. Perplesse si sono guardate per poi confermare che no, non c’è altro modo: “Grazie per la segnalazione, segnaleremo.”

Ho chiesto quindi ad altri esercenti al piano terra e ho così scoperto che  il secondo ascensore – quello che si apre  all’esterno sulla piazza del Mercato Centrale – è accessibile anche dall’interno del piano terreno. Trovato questo accesso, mi si è palesata l’illusione che qualche buon anima vi avesse nel frattempo attivato la possibilità, oltre che di salire al primo piano, anche di scendere al parcheggio. Attaccato alle porte ho trovato, infatti, un cartello con una aggiunta a pennarello gentilmente scritta in ‘inglese’ a specificarne l’uso “only for parking”. Una volta dentro però – delusione – riecco un pezzo di scotch ad avvertire che il pulsante per accedere al parcheggio nel seminterrato (-1) è “escluso”.

Ritornato al parcheggio ho cercato di individuare l’apertura al piano -1 di questo secondo ascensore, è – manco a dirlo – l’ho trovata nascosta in un vano chiuso da una porta, superata la quale però si scopre che anche qui campeggia il solito scotch ad avvertire che il piano “è escluso” dall’uso dell’ascensore.

 

Il ritorno d’immagine che non promuove Firenze.

Ci siano consentite alcune considerazioni a commento. Il Sindaco e la Giunta di Firenze amano parlare di “ritorno d’immagine” quando vogliono convincere la cittadinanza della bontà d’iniziative incentrate sullo sfruttamento economico della bellezza presente nel perimetro della città. Una retorica cui preme tenere insieme l’elemento della tradizione, la “fiorentinità” (qualsiasi cosa significhi questa espressione) e quello dell’innovazione, declinata quasi sempre come invenzione di nuovi modi per incrementare l’attrattività turistica di Firenze.

Un approccio che, ormai contro ogni evidenza, porta ancora a vedere l’incremento quantitativo dell’afflusso turistico come un successo.

Una visione che sta cominciando a mostrare la corda, anche grazie a Progetto Firenze e altre associazioni che stanno lavorando per imporre nel dibattito pubblico la questione dell’overtourism. Lo spazio recuperato del Mercato di San Lorenzo è in questo senso il perfetto simbolo della Firenze “immaginaria” divenuta ormai un vero e proprio brand della promozione turistica: al piano terra la tradizione del vecchio mercato coperto (seppur soffocata tra un numero crescente di banchi dedicati al ‘foody souvenir’), al primo piano lo ‘smart appeal’ della ‘city’ votata al ‘Tuscany food’ esperienziale.

Uno spazio ripensato proprio per non essere più luogo di vicinato destinato all’uso dei residenti, ma il nuovo epicentro di qualità della grande ‘downtown’ mangiatoia affermatasi in tutto il centro storico.

Va detto che in questo caso, la monofunzione di ristoro è per una volta più che appropriata e il contesto architettonico di grande effetto. Il mercato coperto in San Lorenzo è a pieno diritto parte integrante dei tour in comitiva con annesso acquisto di souvenir gastronomici ‘vacuum paked’ e spedizione internazionale compresa nel prezzo. In questa “vetrina della Firenze in vetrina” ci si aspetterebbe però un’organizzazione dei servizi amichevole con i visitatori di ogni tipo, anche occasionali, e più che mai con le persone portatrici di disabilità o difficoltà motorie. Detto altrimenti: rimozione di barriere e servizi e segnaletica chiara per agevolare l’orientamento in quello che d’altra parte si vuole rimanga un mercato, con il caos che “pittorescamente” lo contraddistingue. Sarebbe il minimo sindacale e invece…

Che il problema sia datato e non una nostra fissazione lo attestano anche alcune recensioni apparse sul web già qualche anno fa.

La morale è assai triste.

Vero che parcheggio, pianto terra e primo piano del mercato coperto di San Lorenzo sono gestiti da soggetti diversi con tutte le difficoltà di coordinamento immaginabili, però si tratta pur sempre di una struttura di proprietà del Comune, cui ci sembra competa il compito di garantirne l’accessibiltà piena per tutti. O no?

Per la persona con problemi motori che visita il mercato coperto in San Lorenzo la tradizione e l’attrazione sono separatissime, divise come i due ascensori introvabili e non connessi da alcuna segnaletica. L’immagine di Firenze che, diradati i fumogeni della propaganda, ritorna alle persone che per un’ora o per la vita ci abitano è purtroppo la più vera. Quella di una città ad accessibilità antica, rinascimentale, anche nella sua parte ridisegnata ad arte per essere “smart and attractive”.

Maurizio Morganti – Associazione Progetto Firenze

NOTA

[1] Nato su un progetto dell’architetto Giuseppe Mengoni, il mercato coperto situato al centro del quartiere di San Lorenzo fu inaugurato nel 1874 in occasione della Esposizione internazionale di Orticoltura. Da allora è stato il luogo di elezione del commercio alimentare di prossimità per tutti i fiorentini, non solo quelli residenti in centro. Nel corso degli anni vari interventi ne hanno cambiato in parte la funzionalità. Nella seconda metà degli anni ’70 furono creati un parcheggio sotterraneo e una ‘piastra’ sopraelevata (l’odierno primo piano) dotata di banchi e celle frigorifere per ospitare il mercato ortofrutticolo, sino ad allora tenutosi all’aperto nella piazza del Mercato Centrale. Nella seconda decade del 2000 il primo piano dell’edificio è stato oggetto di un importante intervento di restauro da parte del Comune che, anche a seguito del riordino del piano del commercio, decise di cessarne la funzione di mercatale, destinandone l’uso ad “…accogliere una molteplicità di iniziative di promozione economico-turistica, di animazione culturale e sociale…”. Nel 2014, a seguito di un bando di selezione pubblica, il primo piano del mercato coperto di San Lorenzo è stato dato in gestione alla società Mercato Centrale Firenze srl. E’ nata così una sorta di food gallery in chiave Dop toscano, molto apprezzata da turisti e visitatori che, dalle 8 alle 24, per 364 giorni l’anno, offre la possibilità di usufruire di botteghe alimentari artigianali, ristoranti, enoteche, street food e anche di una scuola di cucina.