SORGANE IL QUARTIERE A METÀ

SORGANE IL QUARTIERE A METÀ

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La storia del quartiere di Sorgane è complessa e paradigmatica. Situato a est di Firenze e confinante con il comune di Bagno a Ripoli, Sorgane fu concepito come parte integrante della visione utopica della città desiderata dal sindaco La Pira. Una visione che si scontrò, a tratti violentemente, con una parte della comunità che di questa utopia proprio non ne voleva sapere.

Obiettivo una armoniosa città satellite per dare casa ai meno fortunati.

Il progetto di Sorgane nacque all’interno di una visione sociale solidaristica, per dar casa ai cittadini meno fortunati. Il quadro legislativo nazionale da cui prese le mosse fu il Piano Fanfani-Ina di edilizia economica e popolare “per incrementare l’occupazione operaia”. A quel tempo Firenze, però, non aveva un vero piano regolatore e gli sviluppi urbanistici erano condotti con una sorta di navigazione a vista, i cui i devastanti effetti si possono vedere ancora oggi in zone della città come Novoli, o la Piana fiorentina fino a Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino. Al sindaco “santo” fu contestata la scelta di intraprendere un’espansione a est, perché si voleva che lo sviluppo territoriale di Firenze guardasse a nord-ovest, verso Prato e Pistoia. Una questione antica, questa dello sviluppo a nord-ovest di Firenze, che ebbe anche negli anni successivi una centralità critica, composta di azioni e tante, forse troppe, reazioni.

La ferma volontà di La Pira su Sorgane.

Nonostante le ostilità, il sindaco La Pira volle fortemente il progetto, che affidò a un pool di 37 architetti e ingegneri, coordinati inizialmente da Giovanni Michelucci, in nome di una visione religiosa del vivere la comunità. Nel 1954, a Ginevra, Giorgio La Pira ebbe a dire: “Le città hanno una vita propria: hanno un loro proprio essere misterioso e profondo: hanno un loro volto: hanno, per così dire, una loro anima ed un loro destino: non sono cumuli occasionali di pietra: sono misteriose abitazioni di uomini e più ancora, in certo modo, misteriose abitazioni di Dio” [1]. A parte l’uso bizzarro dei due punti, La Pira fu chiaro. La città doveva contenere non solo donne e uomini, imprese e servizi, ma anche un messaggio di solidarietà.

L’opposizione al progetto.

Altrettanto chiara fu, però, la reazione di molti intellettuali fiorentini in difesa della bella collina di Sorgane che sovrasta il Pian di Ripoli. Il 12 marzo 1957 sul quotidiano La Nazione apparve una lettera in cui si sosteneva che: “Il progetto fiorentino (di Sorgane ndr) è, del resto, in contraddizione così palese con le leggi dello Stato sulla preservazione delle zone di rilevanza storica, artistica e paesistica da lasciar ancor adito alla fondata speranza che le autorità tutorie in questo campo si affrettino a interporre il veto più rigoroso”. La lettera, ispirata all’interpellanza presentata in consiglio comunale dall’architetto e urbanista Edoardo Detti, portava la firma di numerosi intellettuali fiorentini, tra cui Bernardo Berenson, Pietro Bigongiari, Eugenio Garin, Mario Luzi, Vasco Pratolini e Ottone Rosai.

Le dimissioni di La Pira.

Seguì una serie di botta a risposta tra le due fazioni fino a che, il 26 aprile dello stesso anno durante una seduta straordinaria del Consiglio Comunale, Giorgio La Pira rassegnò le proprie dimissioni. Poco dopo i lavori di costruzione del quartiere satellite di Sorgane si interruppero. Ripresero nel 1962 con un progetto elaborato da Detti, piuttosto diverso e più che dimezzato rispetto all’originale concepito da Michelucci e da La Pira. Il quartiere di Sorgane rimase così a metà, come lo vediamo oggi, un quartiere simbolo, molto particolare, a metà strada tra l’utopia e la periferia, tra l’armonia celeste e il cemento armato. Una tipica storia fiorentina.

[1] Dal “discorso sul valore delle città”.

Bibliografia: Francesco Gurrieri, “La Pira – La città. L’urbanistica”, Firenze, 2012.