Foto di copertina un dettaglio della Toscana del 2876 ,
da “Viaggio nell’Italia dell’Antropocene.
La geografia visionaria del nostro futuro”, Aboca, 2024.
Sono in corso a Baku, capitale dell’Azerbaigian, i lavori della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2024 (la Conferenza delle parti dell’UNFCCC) conosciuta con l’acronimo COP29, e già il nuovo codice trumpiano si fa sentire. I detrattori climatici, ormai alleatisi con i negazionisti, stanno dando il meglio di sé anche in Italia. Il dio dello sviluppo, basato sulla produzione di energia fossile e sul consumo smodato di beni materiali, ha bisogno evidentemente di nuovi sacrifici umani. Il sistema ordinamentale delle COP non è in sé una gran cosa, materialmente produce molte buone intenzioni con cui lastricare le strade dell’inferno climatico e poco diritto. Adesso poi, con la vittoria elettorale di Trump, la partita sul clima che si svolge a Baku è quasi simbolica. Un’amichevole. Il presidente azero Aliyev, che ospita i “giochi”, ha dichiarato: “Il petrolio è un dono Dio”. Amen!
Ieri, ho letto il bel libro che Telmo Pievani, docente di filosofia delle scienze biologiche, ha scritto insieme a Mauro Varotto, docente di geografia all’Università di Padova: Viaggio nell’Italia dell’Antropocene. La geografia visionaria del nostro futuro, Aboca, 2024. 

Nel libro si alternano le descrizioni delle zone geografiche italiane del 2786, con i necessari approfondimenti di natura scientifica: oceani, ghiacciai, erosione del mare, acqua dolce, alimentazione, desertificazione e via elencando. Il viaggio nell’Italia del 2876 è compiuto da Milordo e ricalca i Grand Tour ottocenteschi, quelli dei giovani rampolli delle famiglie nobili per completare la propria formazione. Si scopre così come sarà la Transpadania, l’Aemilia, il Picenum et Samnium, l’Apulia, la Sardinia nell’anno difficile del viaggio di Milordo, il turismo del futuro.
Per gli autori l’Homo è sedicente Sapiens, giustamente.
Non entro nei particolari, che lascio volentieri al lettore. Mi soffermo soltanto sulla “mia” Firenze, città dell’Etruria, diventata, a causa dell’innalzamento dei mari, un insieme di quartieri palafitticoli costruito sull’omonima laguna. Scrivono gli autori che Firenze “aveva ormai abbandonato la sua vocazione commerciale per diventare una meta esclusivamente turistica, nelle stagioni più fresche dell’anno”.

Già, e ora invece?
Insomma, il libro è divertente e drammatico, e lo consiglio vivamente. Nel libro, tuttavia, non si tratta l’aspetto giuridico. Il diritto al clima, inteso come situazione giuridica soggettiva, è il diritto ad adattarsi ai cambiamenti climatici. Un diritto che appartiene a ogni individuo in ragione della sua stessa esistenza. Il sistema delle COP dovrebbe aiutare la formazione di questo diritto di nuova generazione, rivolto infine allo Stato che ne dovrebbe garantire l’applicazione ai suoi cittadini. Oggi non siamo neanche a livello embrionale, e la cosiddetta “ricerca di un giudice” è il fondamento della sua configurazione. Mi fermo qui, senza approfondire i complessi meccanismi giuridici.
Nell’era della distruzione climatica ci sarà tempo e modo per studiare le battaglie per il diritto al clima e il diritto climatico in senso proprio. Lo dico a titolo personale, ma sono molto contento che l’associazione di cui faccio parte, Progetto Firenze, sia parte dell’Alleanza fiorentina per la giustizia ecologica, climatica, sociale.
ML

