ENTI LOCALI, TURISMO E GOVERNO DEL TERRITORIO. LA CORTE COSTITUZIONALE DICE CHE…

ENTI LOCALI, TURISMO E GOVERNO DEL TERRITORIO. LA CORTE COSTITUZIONALE DICE CHE…

Chi non fa non falla, recita un adagio popolare. Non è mica sempre vero, però!

Non fare per tempo quanto si potrebbe fare per prevenire che le cose diventino emergenze insostenibili, ad esempio, è decisamente un errore. Spesso poi, a pagare la fallacia del non fare sono molte più persone di quante avrebbero avuto la possibilità di agire.

L’intera umanità paga già per l’inerzia della comunità globale di fronte a guerre e crisi climatica. Più nel piccolo, interi territori e città diventano sempre più pericolosi e respingenti per l’inerzia delle istituzioni locali, o il ritardo nel prendere le decisioni necessarie alla salvaguardia del territorio e al governo delle funzioni che in esso si instaurano.È il caso, quest’ultimo delle conseguenze molto pesanti, sia sul piano socio-economico sia della qualità del vivere, che la diffusione incontrollata delle locazioni turistiche comporta per molte città. Per Firenze nel modo ormai abnorme che sappiamo.

Su questo, a essere chiamati in causa per il non fare sono nell’ordine: i vari Governi succedutisi dal 2010 a oggi, le Regioni e, nel caso della Toscana, anche i Comuni [1].

La legge che la Regione Toscana si dette nel 2014 per il governo del territorio, infatti, consentirebbe ai Comuni di “stabilire limitazioni al mutamento della destinazione d’uso all’interno della stessa categoria funzionale” (art. 99, comma 3, lettera a, l.r. n. 65/2014).

Un piccolo comma che sarebbe bastato a ogni Comune toscano per introdurre nel proprio regolamento urbanistico (oggi Piano Operativo) norme sufficienti a subordinare ad uno specifico permesso comunale anche l’apertura di qualunque attività di locazione turistica extralberghiera (B&b, affittacamere Case vacanza, affitti brevi ecc.) in immobili a destinazione d’uso residenziale.

Se Firenze oggi, a fronte di un incredibile numero di case, camere, posti letto e bagni destinati all’ospitalità temporanea in immobili residenziali[2], è arrivata ad avere un problema abitativo emergenziale e un mercato immobiliare accessibile solo a chi investe nel turismo, lo si deve anche alla scelta delle ultime Amministrazioni comunali di non fare assolutamente nulla nel frattempo, incuranti (o, peggio, inconsapevoli) delle proprie competenze in materia. Almeno fino al 2023.

Buttare la palla nel campo delle responsabilità statali – che ci sono e indubbie – è vizio diffuso, e non solo quando vi si soprammette la contrapposta polarizzazione politica.

Anche la Regione Toscana, del resto, avrebbe potuto attivarsi per tempo, utilizzando le proprie competenze sia in materia di turismo, sia in materia di governo del territorio. Invece di arretrare di fronte alle minacce di impugnazione da parte del Governo dopo un solo tentativo, seppur maldestro, nel 2016, avrebbe ben potuto agire con maggior incisività, entrando nel merito delle prescrizioni urbanistiche (articolando – come ancora non sembra intenzionata a fare – la categoria residenziale in due sotto-categorie: per uso residenziale stabile, o transitorio e turistico), e dei requisiti di sicurezza, registrazione, trasmissione dati e coordinamento delle attività turistico-ricettive.

Dovrebbe farlo, diciamo noi, perché non sono pochi i Comuni e i borghi della Toscana che cominciano a sperimentare i problemi sopra menzionati per Firenze come emergenziali.

Avrebbe potuto e tuttora può. Che e quali competenze il legislatore regionale debba usare per regolamentare un’industria in crescita esplosiva sul proprio territorio lo si evince con chiarezza da tutte le sentenze intervenute contro o a favore i (non molti) tentativi fatti sin qui da varie Regioni. Non ultima la sentenza 94/2024 della Corte Costituzionale che, nelle motivazioni con cui dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Governo contro un articolo della legge della Regione Valle d’Aosta 18 luglio 2023, n. 11 (Disciplina degli adempimenti amministrativi in materia di locazioni brevi per finalità turistiche), scrive:

“[…] Come la stessa formulazione delle disposizioni più recenti del legislatore statale ed europeo in tema di locazioni turistiche brevi lascia trasparire, anche per il legislatore regionale è previsto uno spazio di intervento, che viene in rilievo con particolare riferimento all’ambito del turismo, nonché a quello del governo del territorio e dell’urbanistica.

Con riguardo al primo ambito, proprio in relazione alle locazioni turistiche brevi, questa Corte ha avuto già occasione di affermare che «gli aspetti turistici anche di queste ultime ricadono nella competenza residuale delle Regioni (sentenza n. 80 del 2012)» (sentenza n. 84 del 2019) e comprendono tutti gli adempimenti amministrativi, purché precedenti ed esterni al contratto in quanto tale (come, ad esempio, quello, introdotto dalla disposizione regionale lombarda allora scrutinata, relativo ad un codice identificativo di riferimento delle singole unità ricettive), che siano utili al fine di «creare una mappa del rilevante nuovo fenomeno della concessione in godimento a turisti di immobili di proprietà a prescindere dallo svolgimento di un’attività imprenditoriale, e ciò al fine precipuo di esercitare al meglio le proprie funzioni di promozione, vigilanza e controllo sull’esercizio delle attività turistiche» (ancora sentenza n. 84 del 2019).

Ancora più evidente è l’incidenza della forte crescita delle locazioni turistiche brevi sulla competenza legislativa regionale concorrente in materia di governo del territorio. È, infatti, un dato di esperienza che dalla moltiplicazione delle stesse e dal connesso aumento dei flussi turistici possa derivare la trasformazione urbanistica di interi quartieri e centri, con ricadute di rilievo anche sulla gestione dei servizi pubblici locali, la cui disciplina è peraltro riservata alla competenza legislativa regionale. Ne consegue che rientra nella competenza del legislatore regionale intervenire sulla destinazione d’uso degli immobili – in linea con i principi fondamentali fissati dal legislatore statale all’art. 23-ter del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia (Testo A)» – considerato che essa «connota l’immobile sotto l’aspetto funzionale, condiziona il carico urbanistico, legato al fabbisogno di strutture e di spazi pubblici, e incide sull’ordinata pianificazione del territorio» (sentenza n. 124 del 2021; in senso analogo, sentenze n. 2 del 2021 e n. 247 del 2020).[…]

Più recentemente, sul finire del 2023, il Comune di Firenze è finalmente intervenuto adottando una variante al Regolamento urbanistico che ha introdotto nelle norme di attuazione un’articolazione dell’uso di immobili residenziali che distingue quello “vero e proprio” da quello per residenza temporanea, e preclude questo secondo uso all’interno dell’area UNESCO del centro storico. Si tratta, seppur tardivo e limitato, di un primo passo nella direzione che insieme al Sunia chiediamo da molto tempo di intraprendere con maggior determinazione e per l’intero territorio fiorentino. Per le prossime settimane è attesa la decisione del TAR della Toscana in merito alle impugnazioni presentate da più attori contro questa delibera comunale.

Una decisione che in ogni caso, al di là degli auspici nostri o dei ricorrenti, di certo non cancellerà la giurisprudenza che si va consolidando in merito alle reali possibilità di fare e non fare che Regioni e Comuni toscani hanno.

Fare si può. Anche non fare, esitare e o fermarsi alle prime difficoltà si può. Sono tutte scelte legittime, la politica ha però il dovere di spiegarne le ragioni e assumersi la responsabilità, anche di sbagliare.

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Note:

[1] Il tema delle specifiche competenze, anche nel confronto con veri e presunti vuoti normativi, è oggetto di un’estesa disamina nell’articolo Appunti per il governo della città turistica recentemente pubblicato dal costituzionalista Giacomo Menegus per la rivista giuridica Italian Papers on Federalism, n° 1-2024.

[2] Erano 40.950 letti e 15.184 bagni, pari al 55% e al 49% del totale di letti e bagni messi a disposizione delle attività ricettive risultanti per il Comune di Firenze alle statistiche ufficiali della Città Metropolitana nel 2021