LA TRECCANI, L’OVERTOURISM E IL G7 DEL TURISMO

LA TRECCANI, L’OVERTOURISM E IL G7 DEL TURISMO

La lingua è in continua evoluzione e le nuove parole testimoniano i cambiamenti della società e della cultura. Chi meglio del Dizionario Treccani può notificare questi cambiamenti? Nessuno. Il Dizionario è una sorta di Corte Costituzionale della lingua italiana: una commissione di esperti valuta ogni anno i neologismi incontrati per strada e decide se la definizione lessicale rispetti formalmente un avvenuto cambiamento, se l’uso nella prassi quotidiana sia costante e se valga la pena di dargli il crisma di parola nuova. Solo allora il lemma entra a far parte della valanga di parole della nostra complicata lingua.
È in uscita il nuovo Dizionario Treccani 2025. La commissione di esperti ha accettato un migliaio di neologismi, tra i quali sgrammatura, gieffino, maranza, catfishing, bubble tea, Covid e overtourism, ovvero l’eccessivo afflusso di turisti in una località, causa di sovraffollamento e problemi per la comunità locale. A noi interessa quest’ultimo, anche perché in tempi non sospetti e prima dell’epidemia Covid, considerata dalla Treccani come l’inizio del fenomeno dell’iperturistificazione, insieme a Grazia Galli abbiamo scritto un piccolo libro, La Filosofia del Trolley – Indagine sull’overtourism a Firenze (Carmignani, 2019). Libro che ha avuto un discreto successo, anche di critica.
Overtourism è un neologismo inventato da Rafat Ali, fondatore di Skift, per descrivere l’impatto del turismo di massa in Islanda, ed è ormai utilizzato con interpretazioni largamente estensive: per descrivere la gelateria sotto assalto turistico, la scomparsa di un negozio storico, il disagio del cittadino a fare la spesa, oppure la disorganizzazione di una città invasa dai turisti. Oggi, tutta Italia ormai è pervasa da questo eccesso inquinante. L’overtourism non è dunque soltanto una moda passeggera, ma si è trasformato nella ciambella di salvataggio di un Paese che non ha più risorse e progetti a disposizione se non diventare il giardino turistico d’Europa. Una scelta decisa a tavolino dalle istituzioni europee e accettata dal nostro Paese attraverso la ripartizione dei fondi di sviluppo UE, tra cui il mitologico Pnrr.

L’overtourism, ovvero il sovraccarico di turismo organizzato, e non soltanto l’inesistente turismo “mordi & fuggi”, sorta di alibi morale della turistificazione di una città, è un modello politico, basato su una forma di organizzazione del potere modellato su una fenomenale industria globale, forse la più importante al mondo. Un’industria che non si muove con la “casa ereditata dalla nonna”, altra mitologia da sfatare, ma grazie a un sistema di fondi internazionali da far impallidire Soros. L’overtourism è una vera e propria forma di governo, che incide sulle democrazie urbane come una epidemia sulla salute dei cittadini.

Noi, soci dell’Associazione Progetto Firenze, ci occupiamo da tanti anni del fenomeno, monitorando una città simbolo come Firenze (ma non solo). Produciamo studi e ricerche e non ci interessa la forma della politica, né candidarci nel mondo astratto, artefatto e sfatto delle relazioni istituzionali.

Il nostro metodo di lavoro è quello dell’iniziativa civica e giuridica per far partire dalla fotografia di una città iperturistificata la battaglia per inserire i nuovi diritti dei residenti nel catalogo della concretezza giuridica, e per avere nuovi strumenti a seguito di un necessario adeguamento legislativo. Nuove regole, quindi, non il ritorno a una Arcadia che mai più tornerà. Non è la Vecchia Firenze che c’interessa, ma quella del futuro.

Chi guarda al turismo a Firenze senza uno sguardo a volo d’uccello su un intero Paese rintronato dall’industria turistica, non riuscirà a cogliere il problema nella sua drammatica dimensione (post) globale: economica, industriale, sociale, climatica e ambientale.
Tra pochi giorni, e non è un caso, addirittura un G7 (sic!) sarà dedicato al turismo, e avrà sede qua, a Firenze. Una buona occasione, che sicuramente andrà persa: la logica della politica prevarrà sulle naturali istanze dei residenti. Come che sia, evviva la Treccani.