TURISMO E POPULISMO, IL CONNUBIO PERFETTO

TURISMO E POPULISMO, IL CONNUBIO PERFETTO

Come se non bastasse quel pasticciaccio brutto della “via Nardelliana” per la disciplina delle locazioni turistiche, c’è oggi un profluvio di titoli e commenti che sembrano fatti ad arte per seminare equivoci e confusione, spargendo sale sulle ferite della città. Anche questo è populismo, e della specie più subdola, perché buttarla in caciare e antagonismi politici, serve solo a dividere e disarmare quella sempre più larga fascia di persone che, vedendo i propri diritti calpestati dall’assenza di regole, ha cominciato ad alzare la voce per costruirne di nuove a tutela di tutti.

Populismo e industria del turismo, sono del resto fatti per andare d’amore e d’accordo. Esaltare la libertà di azione individuale, magnificandone le opportunità risolutive mentre se ne nascondono sistematicamente i pesanti risvolti sistemici, è arte consumata di entrambi.

Divide et impera, è strategia che funziona sempre, quando poi chi promette soluzioni fa errori marchiani che le compromettono e deludono le aspettative, l’obiettivo si centra con poca fatica. Si spargono sfiducia e interpretazioni distorte[1], si sposta la discussione dal merito del problema alla malafede (presunta o reale, poco cambia), offrendo succose occasioni di sfogo col puntare il dito non già contro gli errori innegabili ma su chi li ha commessi, ed ecco che si riesce a indebolire anche la più forte spinta al cambiamento.

Esattamente quella spinta che, invece, proprio perché ora si sente giustamente tradita e sfiduciata, dovrebbe farsi ancor più forte, mantenersi ferma nel merito delle questioni, superando le divisioni per costringere la politica ad ascoltare e fare tutto quello che serve a cominciare da ora, subito, e molto meglio di prima.

Buttare la palla nella tribuna nell’inutile attribuzione di voti e pagelle, o dei “serve ben altro” non serve a nulla, se non, appunto al divide et impera.

Certo una legge nazionale sarebbe un bel colpo, come no? Magari proprio l’ottima proposta del gruppo “Alta Tensione Abitativa”, cui per Firenze abbiamo partecipato noi e il Sunia (ne abbiamo parlato qui e il testo della proposta è consultabile qui) a, ma ce lo vedete l’attuale Parlamento ad approvarla? Idem dicasi per l’Unione europea, dalla quale, peraltro, molte delle risposte che dovevano arrivare sono già arrivate, anche attraverso le sentenze della Corte di Giustizia europea.

Quindi, tutto bene madama la Marchesa? No, tutt’altro. La figuraccia della politica c’è tutta, scegliere di stralciare dal Piano Operativo la pur timida disciplina introdotta nel RU era e si conferma sbagliato.

Fare molto meglio però resta possibile. Realizzarlo, e anche alla svelta, è doveroso, oltre che il miglior modo di rimediare. E proprio per questo occorre alzare la voce e tenere accesa la mente critica per capire come, dove si generano gli errori e quali di nuovi evitare per portare sia il Comune di Firenze, sia la Regione Toscana ad agire velocemente e molto meglio.

 

 

[1] Il Tar non è proprio entrato nel merito del contenuto della “delibera Nardella”. La sentenza non stabilisce se sia o meno legittimo disciplinare le locazioni turistiche attraverso gli strumenti urbanistici di cui i Comuni dispongono. Né riconosce come legittime le argomentazioni dei ricorrenti.

La sentenza (che è molto chiara e si può leggere qui) spiega che la ragione del contendere non esiste più dal momento che la disciplina contro cui è stato sollevato il ricorso esiste solo nel Regolamento Urbanistico, ma non nel nuovo Piano Operativo.